CARFIZZI

CARFIZZI

I sorrisi delle persone come segno di una genuina accoglienza e ospitalità. Il profumo di miele e dolci  che si diffonde per le antiche vie in porfido. Le parole di un libro che valorizzano le pietre di antiche mura. La trama di colorati e fantasiosi tessuti arbëresh. Carfizzi, una perla incastonata nel verde, rimane nel cuore già al primo passaggio. Il fascino di “Hora”, il “paese” per eccellenza, è sinonimo di quel sentirsi a casa, al sicuro, in serenità.

Passeggiando per Carfizzi le parole dello scrittore Carmine Abate, nato nel comune crotonese, si fanno vive: divenendo sassi, volti, orizzonti. E, al contempo, il profilo di Carfizzi trascende nelle pagine dello scrittore la cui fama ha varcato i confini europei per estendersi oltre Oceano. E’ una continua corrispondenza di sensi quella tra la Carfizzi reale e la rappresentazione senza tempo di Abate. A lui è dedicato il Parco Letterario, ma il paese è, esso stesso, una passeggiata letteraria all’aperto.

Distante circa 20 chilometri dalla costa ionica e posto su una collina alta 510 m, Carfizzi trae le sue originidall’arrivo di un gruppo di albanesi che, nel 1467, per sfuggire ai turchi, si insediò in zona dando origine a tre villaggi Carfidi, Trivio e Santa Venera, dai quali intorno al 1530 sorse Carfizzi. Inizialmente frazione di San Nicola dell’Alto, nel 1905 Carfizzi divenne comune autonomo.

Il comune, attualmente il meno popoloso della provincia di Crotone con circa 600 abitanti, conserva la tradizione artigianale della tessitura al telaio e dell’arte orafa in stile greco-albanese  e vanta una produzione agricola d’eccellenza, in particolare vino, olio e miele che si concretizza nel rito delle conserve. Proprio il miele è l’ingrediente base, insieme alla farina, dei tipici dolci i “mastacogi” (mostaccioli), donati in occasione di matrimoni, nascite e altre ricorrenze religiose. Altro piatto tipico è la “furizishka”, minestra a base di zucchine e fiori di zucca, da consumare con pane raffermo e abbrustolito.

Da vedere a Carfizzi, oltre al Kurrituri e al largo Skanderbeg, la Chiesa di Santa Veneranda, ricostruita nella metà del Novecento, e la Chiesa di Sant’Antonio, di fine Seicento, al cui interno è custodita una statua lignea settecentesca del Santo.

Infine, da ricordare il Parco Montagnella, su cui svetta l’opera “Monumento al I maggio” (Il lavoro delle classi subalterne) dell’artista Antonio Cersosimo, in cui annualmente si celebra la Festa dei lavoratori. Poco distante, la cascata del “Giglietto”, caratterizzata da una incontaminata flora mediterranea.

Carfizzi custodisce quanto di buono e di bello possa esistere e alla mente ritorna la frase che Carmine Abate fa pronunciare a Paolo Orsi ne “La collina del vento”: “questi luoghi sono ricchi fuori e dentro. Solo chi è capace di amarli sa capirli ed apprezzarne la bellezza e i tesori nascosti”.

IMMAGINI:

1.Centro storico

2.Veduta con Chiesa di Sant'Antonio

3.Costumi tipici

4.Lavorazione dei mastacogi

5.Tipico motivo floreale dei mastacogi

6.Telaio e tessuti

7.Preparazione tradizionale della salsa

8.Kurrituri

9.Ori tradizionali

10.Ori tradizionali

11.Monumento al I Maggio

 

Testo e immagini della dr.ssa Claudia G. Rubino, giornalista e Responsabile del Servizio promozione della Camera di commercio di Crotone, realizzati per il progetto "B-Kroton- Il bello della provincia di Crotone" dedicato ai ventisette comuni della provincia di Crotone.

Si ringrazia il Comune di Carfizzi.